Pitti Uomo 93, Firenze parla coreano

Pitti Uomo 93, Firenze parla coreano

La moda coreana a Pitti Uomo: Concept Korea porta una ventata di aria fresca. Dall’Est i designer più interessanti del momento

Gli esperti sono tutti più o meno d’accordo: se questo è il secolo cinese in generale, il 2018 segnerà nel campo della moda l’inizio del sorpasso dell’Oriente e in generale di alcuni mercati emergenti. A partire da quest’anno, infatti, più della metà della vendita di abbigliamento e calzature sarà generata fuori dal mercato Occidentale. E non è solo questo. Perché è chiaro che sempre di più i players di settore (buyer, designer, blogger, ecc) asiatici vedranno crescere il loro potere e la loro influenza. A Pitti Uomo se ne sono già accorti.

D’altra parte arrivano dall’Est (inteso in senso largo) alcuni fra i più interessanti brand e designer del momento. Dalla Korea, segnatamente. Che infatti è diventata un vero e proprio “concept”.

Concept Korea è un progetto internazionale, partito da New York nel 2010 con l’obiettivo di promuovere in tutto il mondo la cultura/moda coreana. E, ovviamente, aiutare marchi e designer ad uscire dai confini nazionali e a conquistate la scena. Quella Occidentale, visto che ancora (ma per quanto?) è qui che viene decretato il successo.

Concept Korea è arrivata a Pitti Uomo nel 2017 e in questa edizione Kocca (l’Agenzia dei contenuti creativi della Korea) e il ministero coreano della Cultura hanno presentato due brand di moda maschile (ma anche no).

In passerella, infatti, hanno sfilato sia uomini che donne. E davvero certe volte era difficile distinguere gli uni dagli altri. A conferma che il genderless è ormai una faccenda acquisita (almeno nelle sfilate di moda).

Sulla passerella

Il primo a sfilare è stato Bmuet(te), brand del duo Byungmun Seo e Jina Um, il cui motto si può riassumere in “strano ma bello”. Come due surrealisti, i designer scompongono e ricompongono; assemblano e accoppiano materiali diversi tra loro; realizzano forme inusuali e inaspettate. Oppure usano le forme originali per creare nuovi significati.

A farla da padrone patchwork di tessuti diversi, sovrapposizioni e scambi: come i bottoni del cappotto piazzati anche sul retro, o gli spacchi posteriori. O il pantalone con una gamba scucita. Forme over, tagli asimmetrici, maniche arricciate. E modelle, tutto sommato, basse (pensando forse alle consumatrici orientali…).

Brand interessante e originale, finalista a Who is on next Dubai nel 2015. Mi è piaciuto per il suo stile così poco convenzionale. Da tenere d’occhio.

Dietro Beyond Closet, secondo brand a sfilare, c’è Ko Taeyong, che ha lanciato il suo marchio nel 2008. Focus della collezione che ha sfilato sono sicuramente le grafiche, i rombi soprattutto e il motivo check: si sente l’influsso american preppy (il marchio ha la sua base in America).

È un dandy sui generis, che indossa con non calanche il copricapo con coda di pelliccia alla Davy Crockett e il cappotto-vestaglia. E non disdegna il glitter nelle giacche e nei cappucci (uomini siete avvertiti…), mentre se ne va a zonzo per il mondo, con fare scanzonato e indossando maglioni lilla e rosa e giacche arancioni.

Qua e là mi è sembrato di cogliere una qualche “guccification” (e d’altra parte mi sembra difficile pensare di poter disegnare un moderno dandy senza rischiare di andare a sbattere proprio lì).

Ho detto la mia. A voi quale piace di più?

Bmuet(te)

Questo slideshow richiede JavaScript.

 

Beyond Closet

Questo slideshow richiede JavaScript.

Happy week!

…and remember: age does not matter

Leave A Comment

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

* Campi obbligatori

*

Accetto

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: