Vivienne Westwood e Burberry, collaborazione elettrizzante

Vivienne Westwood e Burberry, collaborazione elettrizzante

Annunciata da Riccardo Tisci sul suo profilo Instagram, la collaborazione tra Vivienne Westwood e Burberry sarà una edizione limitata a dicembre

Questa è proprio una di quelle notizie che mi elettrizzano e mi fanno amare la moda ancora di più: una collezione in edizione limitata in collaborazione tra Vivienne Westwood e Burberry. Non vedo l’ora di scoprirla.

E’ il segno dei tempi ed è qualcosa che va oltre, a mio parere, il solito streetstyle così in voga oggi. Qualcuno cerca di trovare nuove strade, forse immaginando che il trend dello streetstyle sia in fase discendente. Anche a giudicare dalle ultime sfilate parigine. Molti hanno notato la voglia di ritornare all’eleganza e tutto si può dire dello streetstyle tranne che sia elegante.

Vivienne Westwood e Burberry

Ecco, la collaborazione tra Vivienne Westwood e Burberry segna una salto di qualità. Ve l’immaginate cosa può uscire fuori dalla collaborazione tra la incontrastata regina del punk e un brand british per antonomasia? Terrific (nel senso inglese del termine)! Un’attesa che si aggiunge a quella per il debutto di Riccardo Tisci come direttore creativo di Burberry (lo stilista pugliese ha preso il posto di Christopher Bailey lo scorso 31 marzo). Per non dire del fatto che la collaborazione tra un marchio globale e una couturier connazionale è una rarità.

Riccardo Tisci ha spiegato che si tratterà di una collezione in edizione limitata di pezzi iconici re-immaginati, ovvero usciti dall’archivio di Burberry e re-interpretati da Andreas Kronthaler – lo stilista “sovversivo” nonché marito di Vivienne Westwood – e dallo stesso Tisci.

Si annuncia un English mood all’ennesima potenza, ancorato a radici antiche ma proiettato verso il futuro, pronto a mettere in campo progetti all’avanguardia. Almeno se si fa riferimento al Dna dei protagonisti di questa nuova avventura. Scopriamo chi sono (in rigoroso ordine alfabetico).

Burberry

E’ il nome che per decenni ha identificato l’omonimo impermeabile confezionato dall’azienda londinese di Thomas Burberry nell’Ottocento. Uno dei pochi casi in cui il marchio si identifica con il prodotto. Tutti sanno che un Burberry è un trench beige con fodera tartan. Un successo che dura ancora oggi nonostante le innumerevoli imitazioni. A partire dal 2000 l’azienda è stata profondamente ristrutturata e rivitalizzata, aprendosi a nuovi settori di mercato e a un target più giovane, pur lasciando intatti gli elementi iconici del marchio: il tweed, i trench, il caratteristico tartan. L’era Bailey è caratterizzata da una ventata di glamour che mancava al brand e che era necessaria per mantenere vivo il brand. Oltre che ad una vivacità produttiva (profumi e accessori di ogni tipo). Il tutto ha portato il brand verso nuove vette di successo, facendolo diventare una star dell’industria globale del lusso.

Glamour e modernità. Burberry è stato tra i primissimi brand del lusso ad abbracciare la rivoluzione digitale: leader sui social network; grandi investimenti sull’e-commerce e sull’omnichannel retail; sfilate in streaming. Questo ha portato Burberry ad anticipare scelte che poi sono state adottate anche da altri marchi del lusso: le sfilate unificate uomo-donna e il “see now buy now”.

Il video dell’ultima sfilata Burberry targata Christopher Bailey (primavera-estate 2018)

Oggi l’azienda è a guida italiana. Italiano l’AD, Marco Gobbetti (entrato nel luglio 2017). Italiano, da pochi mesi come detto, il direttore creativo, Riccardo Tisci. Quindi, grandi cambiamenti per un brand evidentemente alla ricerca di un refreshing.

E’ giusto di queste ore la notizia secondo la quale l’azienda sta mettendo in campo una nuova strategia di introduzione dei prodotti. In pratica, per mantenere “fresco” il prodotto e frequenti e più piccole le consegne, la nuova strategia (della quale fa parte la collaborazione con Vivienne Westwood) prevede il rilascio costante durante tutto l’anno di nuovi prodotti, sotto forma di limited-edition, capsule eccetera. Un’evoluzione del modello “see now buy now”. Verso il modello “Zara”, potremmo dire.

Riccardo Tisci

Il designer di origini pugliesi proviene da oltre un decennio di collaborazione con Givenchy. Ha lasciato Taranto per studiare al Central Saint Martins di Londra, dove si è diplomato nel 1999. Nel 2004 ha avviato una collezione eponima, che ha sfilato a Milano. Fu notato dallo stesso Gobbetti che lo volle come direttore creativo donna di Givenchy. Le sue creazioni hanno trovato subito consenso e interesse tra i consumatori (meno che tra i critici di moda).

E’ riuscito a rivitalizzare e modernizzare il marchio in appena due anni grazie ai suoi tocchi gotico-futuristi e allo stretto rapporto con musicisti di spicco. E secondo molti, è stato scelto da Burberry per la sua capacità di elevare lo stile casual al lusso. Il senso di Riccardo Tisci per lo street wear contemporaneo sarebbe dunque una grande risorsa per rilanciare l’immagine di Burberry (seguendo le orme di Gucci?). Si vedrà a settembre, con la sua prima collezione.

Quanto alla collaborazione con Westwood, l’ha annunciata lo stesso Tisci su Instagram pubblicando bellissime foto in bianco e nero e commentando: «Vivienne Westwood è stata uno dei primi designer a farmi sognare di diventare io stesso designer, e quando ho iniziato da Burberry sapevo che sarebbe stata l’occasione perfetta per chiederle di fare qualcosa insieme. Lei è una ribelle, una punk ed è senza rivali nella sua rappresentazione unica dello stile britannico, che ha ispirato tanti di noi. Sono incredibilmente orgoglioso di ciò che creeremo insieme».

Vivienne Westwood e Burberry Riccardo Tisci

Vivienne Westwood

E poi c’è lei, the Dame (nel 2006, la Regina Elisabetta – nonostante quel «deficiente» ricevuto ai tempi dei Sex Pistols fondati da Vivienne negli anni Settanta – l’ha nominata “Dame”, cioè Dama dell’Impero Britannico, in riconoscimento del suo eccezionale contributo alla moda). Qualcuno ha scritto che «Londra è l’unica città al mondo capace di creare stili di strada che poi finiscono in passerella». Non per nulla Vivienne Westwood è stata la prima inglese dopo Mary Quant a sfilare a Parig (1982). Per me, definirla “regina del punk” è perfino riduttivo.

Lei è maestra delle contaminazioni, capace di usare catene, magliette di gomma, abiti di cuoio e zeppe ma anche crinoline e tweed. Sempre in bilico tra tradizione e trasgressione, tra anarchia e disciplina, tra avanguardismo e passatismo. Dunque perfetta per una collaborazione con Burberry, lei che ha saputo ridefinire la moda britannica fondendo gli elementi storici con quelli contemporanei. Facendosi beffe degli stili e dei trend, degli alti e dei bassi della sua carriera. Infatti, nonostante le alterne fortune, Vivienne Westwood rimane sulla vetta della moda mondiale per la sua straordinaria capacità, in qualche modo, di anticipare le tendenze, sociali e di costume.

Il tutto senza mai venire meno ai propri ideali di impegno sociale e politico. Anche in occasione della collaborazione con Burberry, infatti, parte dei ricavi delle vendite andrà a sostegno di  Coolhearth, organizzazione no profit che protegge le foreste pluviali e studia gli effetti della deforestazione sui cambiamenti climatici.

 

Io non vedo proprio l’ora di vedere questa collezione. E voi?

Happy week!

…and remember: age does not matter

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