Arielle Charnas, la nuova era dei blogger

Arielle Charnas, la nuova era dei blogger

Si è molto parlato, in questi ultimi giorni, di Chiara Ferragni e della sua bottiglia d’acqua brandizzata venduta a 8 euro. Chi si è scandalizzato; chi l’ha presa sul ridere; chi è rimasto del tutto indifferente perché i casi simili sono all’ordine del giorno. Io, invece, vi voglio parlare di Arielle Charnas, una blogger pressoché sconosciuta qui da noi, ma che sta macinando record, traghettando la realtà degli influencer verso nuovi lidi.

Arielle Charnas, la blogger più amata dai brand

Arielle Charnas ha 31 anni, è di Long Island e ha aperto il suo blog nel 2009. Niente di straordinario fino a pochi anni fa. A fare la diffferenza sono state proprio le Instagram stories, quelle che alcuni consideravano fenomeno passeggero e dallo scarso valore in termini di marketing.

Grazie al combinato disposto di contenuti di moda, matrimonio e nascita della prima figlia, le Storie di Arielle Charnas hanno iniziato ad avere centinaia di migliaia di impressioni, finendo con l’attirare l’attenzione di marchi di moda e bellezza. Da allora è stato un crescendo.

Da Nordstrom vendite per 4 milioni di dollari in un solo giorno!

Il fatto è che pochi influencer sono in grado di generare vendite tanto quanto lei. Arielle ha “solo” 1 milione di follower su Instagram, ben lontano, dunque, dai 15 milioni di Chiara Ferragni o dai 5 miliomi di Aimee Song. Eppure, tutto ciò che appare nel suo feed Instagram va sold out nel giro di poche ore.

Il caso più clamoroso è quello della collaborazione con Nordstrom. Una collezione capsule brandizzata “Something Navy” (il nome del blog di Arielle) ha generato vendite per 4 milioni di dollari (così pare) nel primo giorno di lancio.

Tanto che da più parti si considera il fenomeno di Arielle Charnas come uno di quelli destinati a cambiare il volto dell’influencing nella moda. Avere moltissimi follower non basta se poi, al dunque, le vendite non arrivano. E i brand (retailer o no) se ne stanno via via convincendo.

I follower di Arielle sono dei fan sfegatati; la sentono accessibile, vicina a loro. Condividono le stesse passioni e vi si identificano grazie al suo approccio colloquiale e intimo. Anche il suo stile risulta accessibile, perché lei riesce a portare nel basico i trend del momento. Ma sempre con semplicità: i look sono poco elaborati, poco trucco, capelli sciolti; come di chi sta uscendo di casa in un giorno qualunque: da everyday life.

Il futuro dell’influencer economy

Alcuni parlano di ‘”effetto Arielle Charnas”  per indicare una piccola, silenziosa ma decisiva rivoluzione nella moda. Collaborazioni come quelle tra il grande retailer americano e una blogger come Arielle sono vantaggiose per entrambi. Nordostrom porta nuovi clienti in negozio (nella strenua battaglia contro le vendite on-line), mentre la blogger ottiene visibilità nazionale e l’accesso a importanti canali di distribuzione difficili da raggiungere in così poco tempo per qualsiasi startup.

Il settore dell’influencer marketing è rapidamente in evoluzione. Soprattutto, si sta espandendo, con l’arrivo di nuovi micro-influencer, cioè persone con solo qualche decina di follower. Ma il punto è che sta cambiando il rapporto tra brand e influencer. Non è più solo questione di farsi sponsorizzare un nuovo modello di scarpe o una borsa, perché, in questo caso, è come tirare con i dadi: nessuno può sapere se quella campagna sarà efficace oppure no e in che termini. Non ci sono garanzie.

Relazioni credibili e solide

Molto più importante, invece, è la credibilità della partnership tra il brand (o il prodotto) e il/la blogger. I brand e gli influencer più accorti stanno andando oltre le semplici sponsorizzazioni a pagamento o l’inserimento di volti familiari nelle campagne pubblicitarie. Tutto ciò risulta, ormai, estemporaneo, freddo, scontato e persino distante.

E’ maggiormente credibile, e quindi efficace, una campagna in cui l’influencer riesce a dimostrarsi “integrato” con il brand a 360 gradi. Che è il motivo per cui sono sempre più frequenti partnership a medio-lungo tempo.

Non ci si può più limitare a vendere ai propri follower i prodotti forniti dai marchi e infatti molti influencer si stanno trasformando, in un certo senso, in marketers, costruendo vere e proprie campagne attorno al brand o costruendo addirittura il proprio marchio, come appunto Arielle Charnas, da distribuire in collaborazione con altri brand.

Follower vs engagement

Il caso di Arielle Charnas dimostra, ancora una volta, che non è il numero di follower a fare la differenza, ma il modo con il quale i follower interagiscono con i contenuti del blogger. Se il coinvolgimento è genuino, i risultati (in termini di vendite), di solito arrivano.

Le aziende sono spesso spaventate dagli alti costi delle sponsorizzazioni (costi che spesso sono drogati proprio dal numero di follower). Se non hanno a disposizione grandi budget, preferiscono lasciar predere, perché magari non vedono grandi ritorni dell’investimento fatto.

La influencer economy è un po’ un Far West. E’ vero. Per questo è strategico che le aziende investano tempo e denaro nello studio di questo ambiente, altrimenti il fallimento nell’influencer marketing è molto probabile. Ma così perdono un’occasione di crescita, perché nell’era dei social media e di Youtube, nessun brand può permettersi di stare fuori dal gioco.

Arielle Charnas

 

Happy week end!

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…and rememebr: age does not matter

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